LO STATO DELL’ARTE

I dati sul fenomeno

di Paola Vannutelli

Dal 1985 a oggi, il modo in cui l’infezione da HIV si presenta, in Italia, è cambiato
Si osserva un aumento dell’età mediana alla diagnosi d’infezione: trentanove anni per i maschi e trentacinque per le femmine; oltre un terzo delle persone con una nuova diagnosi da HIV è diagnosticato in fase avanzata di malattia e presenta una rilevante compromissione del sistema immunitario. Su un totale di 5,5 nuove diagnosi per ogni 100.000 abitanti, su scala nazionale, quattro sono italiani; tuttavia è in  aumento la percentuale dei cittadini stranieri (29% nel 2009). Inoltre, si registra un esponenziale aumento dell’incidenza della trasmissione per via sessuale: l’80,7% del totale di nuove diagnosi, anche fra i più giovani. Il Lazio presenta il 14% dei casi di AIDS in Italia, seconda regione dopo la Lombardia; tuttavia, a differenza di questa, si registra una spiccata concentrazione in un unico territorio: la Provincia di Roma (86% del totale regionale). Secondo l’indagine del Censis, “Il Comportamento sessuale degli italiani 2000” solo il 28,4 % degli intervistati dichiara di far uso del preservativo, diffuso prevalentemente nella classe di età fino a trenta anni (46,5%), mentre fra i trentuno e i quaranta anni si ricorre maggiormente alla pillola. I comportamenti preventivi sembrano, dunque, più rivolti soprattutto a evitare gravidanze indesiderate, che alla tutela della salute. Dati e ricerche indicano, quindi, come vi sia una bassa consapevolezza del rischio d’infezione HIV, in modo particolare tra gli eterosessuali maturi e gli stranieri.

I dati sul fenomeno – aumento dell’età, riduzione dell’incidenza del contagio fra consumatori di sostanze per via iniettiva e aumento della trasmissione per via sessuale (omosessuale ed eterosessuale) – impongono l’aggiornamento degli strumenti di prevenzione e informazione e il superamento dell’approccio, che ha caratterizzato le campagne istituzionali di prevenzione primaria, condotte dal 1988 dal Ministero della Salute. Queste, infatti, condizionate dallo stigma sociale dei soggetti a rischio – giovani, tossicodipendenti o omosessuali – si orientavano sulla diffusione di messaggi pedagogici, di promozione di stili di vita “normali” e immuni dal rischio. Di fatto promuovendo l’uso del preservativo solo per i soggetti che non conducevano una “normale vita di coppia” ritenuta immune dal rischio di contagio (Campagna del 1988). Quanto ai comportamenti, la citata indagine Censis rileva un mutato atteggiamento degli italiani nei confronti dei rapporti sessuali. L’età media al primo rapporto si è stabilizzata, sia per i maschi sia per e le femmine, fra i diciassette e i diciotto anni. Inoltre, rispetto al numero di partner sessuali, se i giovani entro i trenta anni sono quelli che maggiormente dichiarano esperienze con più partner, l’incremento numerico di persone che, per scelta o per necessità, vivono sole, ha portato alla diffusione di un modello di vita e relazionale, che si differenzia in maniera crescente da quello tradizionale.

Corriere della Sera 1 dicembre 2006
Corriere della Sera 1 dicembre 2006
Corriere della sera 10 febbraio 2010
Corriere della sera 10 febbraio 2010
La Stampa 31 novembre 2007
La Stampa 31 novembre 2007
Repubblica 30 novembre 2010
Repubblica 30 novembre 2010
Messagero 1 dicembre 2007
Messagero 1 dicembre 2007

Le più recenti campagne istituzionali d’informazione registrano questi cambiamenti e, infatti, tentano di orientare il messaggio di prevenzione sulla promozione del Test HIV fra la generalità delle persone, poiché soggetti sessualmente attivi. Tuttavia vi è ancora un’insufficiente informazione capace di motivare alla diffusione dell’uso del preservativo quale metodo efficace di prevenzione del contagio e a ridurre lo stigma nei confronti delle persone che vivono con l’HIV.



 

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