L’invasione

Un racconto senza storie.

di Raffaella Cosentino

La “classica” immagine che rovescia la realtà. Questa fotografia è stata pubblicata da L’Espresso il 17 ottobre 2013, due settimane dopo la strage con 366 morti vicino all’isola dei Conigli a Lampedusa.

 L’Espresso 17 ottobre 2013
L’Espresso 17 ottobre 2013

“La classica immagine dei barconi rovescia la realtà, perché non è quella la principale porta di accesso all’Europa – afferma Gabriele Del Grande, giornalista, scrittore e regista – C’è un vuoto nel nostro immaginario rispetto ai luoghi di origine e di partenza dei migranti. L’orizzonte del mare, che vediamo in questo tipo di scatti, sembra dirci che le persone arrivano dal nulla. Ci farebbe bene avere un racconto fotografico di tutto ciò che c’è prima del mare, nei Paesi africani. Non parlo di una narrazione della miseria, ma del racconto della classe media, di cui abbiamo visto degli sprazzi durante le rivoluzioni della primavera araba”.
Secondo Del Grande manca sempre l’investimento sul racconto delle storie. “Si preferisce l’immagine che vende, che attira l’occhio, oppure, ancora peggio di repertorio – continua – Se l’unica soluzione è pescare negli archivi le stesse fotografie, non si esce mai da quella massa, non si racconta la complessità. Nel giornalismo di oggi manca la curiosità. Abbiamo degli stereotipi in testa e ogni storia che ce li conferma va bene”. Un esempio di quanto dice Del Grande lo ritroviamo su La Repubblica del 10 e dell’11 aprile del 2011 che sceglie di ricorrere a due fotografie molto simili. Barconi stracolmi e persone in fila, che non possiedono nulla se non quello che c’è in un sacchetto di plastica che portano in mano. Sono immagini massificanti e sempre uguali, nonostante le persone arrivate siano state migliaia e gli “sbarchi” centinaia, dunque il “repertorio” fotografico dovrebbe essere sterminato.

Repubblica del 10 aprile 2011
Repubblica del 10 aprile 2011
Repubblica del 11 aprile 2011
Repubblica del 11 aprile 2011

Scene che incutono timore. La massa è sempre un qualcosa che incute timore in chi la vede. Anche la retorica del soccorso ha fatto il suo tempo. “Abbiamo dei salvatori e dei salvati – commenta Del Grande – è una scena consolatoria e acritica, perché nulla ci dice sul motivo per cui quelle persone non hanno avuto un visto, non sono arrivate in aereo anziché affidarsi al contrabbando. Quando vediamo i soccorritori con le mascherine, pensiamo subito alla fobia delle malattie, come l’ebola”.

Corriere della Sera 19 febbraio 2011

 

Fondatore di Fortress Europe (Osservatorio sulle vittime della frontiera) Gabriele Del Grande è anche uno dei tre registi di Io sto con la sposa insieme ad Antonio Augugliaro e Khaled Soliman Al Nassiry. Lo hanno definito loro stessi un “film manifesto” per tutti coloro che credono in un Mediterraneo che unisce e non uccide, che sia un mare di pace e non di morte.

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Io sto con la sposa – Locandina

“Anziché raccontare il mondo, abbiamo creato un mondo che è esistito soltanto per 4 giorni, il tempo di arrivare da Milano alla Svezia, con un gruppo di amici italiani, siriani e palestinesi che si travestono da finto corteo nuziale e passano 5 frontiere europee –spiega il regista –nel nostro film, questi racconti del mare o della guerra in Siria li fanno una ragazza vestita da sposa, dei personaggi in giacca e cravatta o un bambino rapper in un locale di Marsiglia. Noi volevamo cambiare l’estetica della frontiera. Il nostro approccio è diverso: non è un’empatia con la vittima, ma con gli eroi della storia, per cui si spera che questi fuorilegge arrivino a destinazione”.

A volte, a correggere parzialmente il tiro, basta anche un titolo abbinato a una foto dei barconi, come nel caso della prima pagina de La Stampa del 31 maggio 2014

La Stampa del 31 maggio 2014

Foto e titolo, una giusta accoppiata. “Cento bambini in fuga dalla guerra” riesce a comunicare al lettore qual è il contenuto umano di quelle barchette che nella foto sembrano quasi finte, come di carta. Questo titolo esprime anche la motivazione che spinge le persone a salire sui barconi: la guerra. La didascalia sotto la foto dice: “Uno dei due barconi con a bordo famiglie di profughi siriani soccorsi a sud di Capo Passero”, quindi non si tratta di uno scatto d’archivio. A destra, l’editoriale del direttore Mario Calabresi fornisce anche un’interpretazione politica dell’ operazione di salvataggio della Marina.
“Un ponte di cui essere orgogliosi” è una presa di posizione molto significativa considerata tutta la narrazione prevalente su Mare Nostrum, di cui Calabresi, da giornalista tiene conto. “La questione è trattata solo in termini economici: prima ci si preoccupa dei costi di salvataggio e accoglienza, poi della minaccia che rappresentano per la sicurezza o per il nostro già disastrato mercato del lavoro – scrive il direttore de La Stampa, ricordando che i numeri dei rifugiati sono più alti in Germania, Francia o Svezia – E se il nostro riscatto stesse nel riscoprire che siamo capaci di umanità?”. Il problema dei “costi” e dell’Europa che sta a guardare senza intervenire è un altro dei temi ricorrenti che esplode a ogni nuovo flusso di “sbarchi”. Come vediamo anche da Repubblica del 10 aprile 2011

Repubblica del 10 aprile 2011
Repubblica del 10 aprile 2011

Le fotografie dei barconi stracolmi sono quelle più frequentemente associate a titoli come “Allarme immigrazione”. Questo articolo riporta le dichiarazioni dell’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nella sua seconda visita a Lampedusa in 10 giorni. “L’emergenza sbarchi è tutt’altro che risolta – si legge a corredo delle affermazioni del premier – Il rubinetto, insomma, resta aperto”. Il riferimento è alle nuove partenze causate dalla guerra in Libia. Lampedusa diventa il simbolo di una crisi diplomatica, a causa delle frontiere chiuse dalla Francia di Nicolas Sarkozy.

 

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