La “notizia positiva”: più sicurezza

La scelta del punto di vista

di Raffaella Cosentino
Estratto dal Tg1 – 8 gennaio 2010- aggiornamenti da Rosarno

Bisogna notare ancora una volta che la scelta degli inviati di parlare mostrandosi in mezzo ai cittadini di Rosarno mette lo spettatore dal loro punto di vista. E’ significativo che venga sottolineata con le immagini e con le parole “la reazione violenta degli extracomunitari”. Quando si dice che “almeno altri cinque migranti sarebbero rimasti feriti perché investiti da alcune auto guidati dai cittadini di Rosarno” si sottolinea che lo sono “in modo lieve, non in modo grave”. Inoltre non si vedono immagini degli africani feriti o in ospedale, ma solo della rabbia furiosa degli stranieri. Qui come in altri servizi, non vengono quasi mai chiamati “lavoratori”, “braccianti” oppure “stagionali”.

Dopo la guerriglia urbana rivediamo quelle immagini, quelle immagini girate con il buio. La violenta reazione degli extracomunitari (dal tg1 delle 20 dell’8 gennaio 2010)

dice la giornalista mentre parte una copertura di immagini della rivolta della notte precedente. Un africano che fa resistenza, buttato a terra da decine di poliziotti con i caschi e i manganelli. Squadroni di polizia in assetto antisommossa. Blindati, sirene, figure nella notte.

Però comunque – ci informa il tg – da Roma arriva una notizia positiva: nuovi uomini delle forze dell’ordine…per garantire maggiore sicurezza. (tg1 delle 20 dell’8 gennaio 2010)

Anche quando non ci sono scontri, anche quando si parla di traffico di esseri umani ai fini dello sfruttamento lavorativo, la questione viene presentata come un problema di sicurezza nell’ottica che scovare i clandestini garantisce la sicurezza dell’Europa.
Il servizio “Lavoro nero, scoperto un traffico di clandestini cinesi”, viene impacchettato grazie a immagini fornite dalla Polizia di Stato, che mostrano i controlli in casa dei cinesi e sono riferite agli arresti. Si vedono stranieri passare in manette e portati sull’automobile della polizia, controlli nelle fabbriche di abbigliamento. A differenza delle immagini dei ghetti e del degrado che si associa alla rappresentazione di stranieri di altre nazionalità, qui nel caso dei cinesi vediamo tanti soldi contati a mano, con banconote di grosso taglio, anche da 500 euro. Le sequenze girate dalla stessa polizia che mostrano gli agenti arrestare le persone e portarle fuori dalle case risponde molto al concetto di “stanare chi si nasconde” e va a inserirsi nella costruzione dell’immaginario sul clandestino, per l’appunto “colui che si nasconde”. In generale il messaggio che arriva non è chiaro, non è chiara la distinzione tra gli sfruttatori e gli sfruttati. Su questo influisce molto il fatto che vengano chiamati “clandestini” e non “lavoratori” oppure “vittime di tratta”, quali sono. L’indagine, dice il servizio, è un passo avanti per garantire la sicurezza dei paesi europei. Dando per scontato che costituisca una minaccia il fatto che a Prato, Milano, Reggio Emilia, Bologna e Bari, i cinesi senza nome e documenti ufficiali vivevano nascosti in appartamenti e laboratori, lavoravano per pagarsi un letto, aspettavano il volo finale. Il richiamo al fatto che i ‘clandestini’ arrivati alla frontiera chiedevano ‘asilo politico e assistenza umanitaria’ ha l’effetto di generare confusione con il tema dei rifugiati e dei richiedenti asilo.

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