L’agenda del panico

Il tg1 delle 20 dell’ 8 gennaio 2010

di Raffaella Cosentino

Nove notizie sull’immigrazione tutte negative. In questa scheda intendiamo approfondire la costruzione della scaletta del principale telegiornale, il Tg1 delle 20 nella giornata dell’8 gennaio, quando la rivolta di Rosarno, scoppiata la notte precedente, è la prima notizia ovunque. Vediamo che l’immigrazione diventa di gran lunga il tempa principale con ben 9 notizie dedicate all’immigrazione. Gli studiosi di comunicazioni di massa teorici dell’agenda setting affermavano che i mass media non possono inculcare alla gente cosa pensare, ma sono potenti nell’indirizzare le persone intorno a cosa pensare. Possono cioè definire l’agenda del dibattito pubblico e politico.Ecco dunque, nell’ordine, i servizi del Tg1:

1)Tensione a Rosarno dopo la rivolta degli immigrati
2)La rivolta di Rosarno
3)Precarie situazioni sanitarie e abitative degli immigrati a Rosarno
4)Maroni: troppa tolleranza con i clandestini
5)Gelmini: tetto per studenti stranieri
6)Intervista a Cota su immigrazione e alleanze
7)Stupro Guidonia, condanne a sedici anni
8) Milano, preso stupratore seriale
9)Aggiornamento sulla rivolta degli immigrati a Rosarno

La narrazione messa in piedi da questo telegiornale è esemplare di come si declina in televisione il tema della “sicurezza” che ingloba come unica cornice qualsiasi fatto collegato all’immigrazione.
Questa edizione del Tg1 arriva nel clou della rivolta di Rosarno. Inizia con il caos della guerriglia violenta degli extracomunitari, mostra il degrado delle baraccopoli in cui vivono i “clandestini”, dà grande rilievo alle parole del ministro dell’Interno, il leghista Roberto Maroni che dice: “siamo stati troppo tolleranti con i clandestini”. A questo punto della scaletta, non si sente l’esigenza di controbilanciare un’informazione che rischia di essere a senso unico, fortemente negativa e discriminatoria. Non ci si pone il problema che le immagini di violenza e squallore che arrivano da Rosarno, unite alla condanna governativa, possano gettare uno stigma su tutte le comunità di immigrati, in particolare quelle di origine africana.

Si segue il filone che insiste sull’allarme sociale e in questo “allarme” confluiscono tutte le questioni  aperte collegate sia all’immigrazione, sia alla sicurezza. Così nel corso del tg vediamo richiamare l’arrivo dei barconi a Lampedusa e una paventata invasione  di ‘milioni’ di immigrati se viene concessa la cittadinanza  a quelli già residenti. Gli stranieri sono “troppi” anche fra i banchi e bisogna mettergli un tetto, avere delle “quote” di ingresso pure a scuola. Segue il problema degli stupri commessi dai “rumeni” con il caso noto di Guidonia. Anche se “le belve” sono state catturate, il cittadino non si sente più tranquillo. Subito arriva infatti un nuovo allarme: il terrorismo internazionale e l’arresto di un giovane nero che tentava di fare il kamikaze sugli aerei. In chiusura, con gli aggiornamenti in diretta dell’inviato da Rosarno, si chiede di fatto un più massiccio impiego di forze dell’ordine, per garantire, finalmente, la sicurezza.
Ovviamente con ciò non si intende banalizzare la gravità dei fatti esposti, ma semplicemente porre l’accento sui modi di produzione delle notizie.

Le emergenze mediatiche. Come in un tiro alla fune fra quotidiani, internet e televisione, di volta in volta si scelgono delle emergenze mediatiche, di cui tutti parlano. I fatti che si inseriscono nel flusso “di tendenza” in quel preciso momento storico hanno tutti dignità di essere rilanciati come notizie, gli altri no, oppure circolano molto meno. A puro titolo di esempio, se la notizia del momento è l’emergenza immigrazione, gli stupri commessi da stranieri saranno diffusi in primo piano e con grande forza, anche se percentualmente sono minoritari, mentre quelli commessi da familiari e conoscenti dentro le mura domestiche, seppure maggioritari per numero, non avranno le caratteristiche giuste per essere selezionati come notizie dalle redazioni.Insomma si parla di ciò di cui tutti parlano. Difficilmente si può spezzare questo cerchio di attenzione, soprattutto in tv, per timore di un calo dell’audience.

La selezione delle notizie che disinforma. E’ evidente che ciò che comunemente chiamiamo informazione rischia così di disinformare o distorcere e deformare la realtà. Quindi sono cruciali la selezione delle notizie e il punto di vista attraverso cui le stesse vengono trattate. Queste scelte fanno parte della linea editoriale, della responsabilità e dell’etica del singolo giornalista.
Quando accade un avvenimento fortemente drammatico, come la rivolta di Rosarno, un tema si impone sugli altri. Un altro esempio contemporaneo ai tempi in cui scriviamo è la strage di Charlie Hebdo a Parigi, compiuta il 7 gennaio 2015 da due terroristi, cittadini francesi di origine algerina, in nome di Allah. Questo tragico episodio ha fatto improvvisamente risalire in auge tutto il vecchio dibattito su Islam e terrorismo, che da tempo non era più prioritario come ai tempi dell’11 settembre. Tornando alla copertina del Tg1, in questa edizione serale dell’8 gennaio 2010, troviamo nel breve spazio dei titoli di testa le scritte in sovrimpressione: “guerra”, “classi ghetto”, “belve” e “kamikaze”. Le immagini che vediamo scorrere sono di polizia in assetto antisommossa, dettagli di manganelli e spranghe, africani che compiono sassaiole o passeggiano con spranghe sulle spalle, stupratori in manette, un fotomontaggio di un aereo con al centro la faccia del terrorista, un giovane nero.E ascoltiamo parole come queste:

24 ore di tensione a Rosarno, scontri tra italiani e immigrati. Non accenna a placarsi il caos seguito alla protesta degli extracomunitariche hanno devastato il paese, dopo che alcuni di loro erano stati feriti a colpi di arma da fuoco (dal Tg1 delle 20 dell’8 gennaio 2010)


Scritte, parole e immagini
delineano una situazione che potremmo definire di caos e terrore. Il telegiornale si apre con il primo collegamento in diretta da Rosarno, all’interno del quale viene lanciato un servizio montato per riassumere la cronaca della giornata di scontri

Estratto del Tg1 delle 20 dell’8 gennaio  del 2010

Il paese resta blindato”, “la situazione è confusa” sono alcuni stralci del primo video, relativo al collegamento in diretta da Rosarno.
Le immagini di questo servizio alternano lo stand up a mezzobusto in diretta, con le coperture che sono le stesse sequenze usate anche dagli altri servizi dei telegiornali e quindi reiterate moltissime volte sui canali del servizio pubblico nello spazio di poche ore. Lo stand up parte con un’inquadratura stretta per evitare di prendere lo striscione esposto dai rosarnesi a favore della liberazione di Andrea Fortugno, un giovane arrestato l’anno prima per una rapina ai danni dei braccianti africani. Anche l’inviata del Tg1 sceglie di fare lo stand up in mezzo alla folla di cittadini che “assedia” il municipio. Questo veicola l’idea di essere visivamente dalla parte della popolazione, di guardare alla vicenda da quel punto di vista.

La paura dello straniero. L’altro elemento forte, dal punto di vista delle immagini mostrate, è che il servizio si concentra sulla paura dello straniero. La copertura di immagini sulle parole del collegamento in diretta inizia con una scena che trasmette chiaramente paura e ha il compito di mostrare la “devastazione” compiuta dagli africani. E’ una ripresa fatta dietro un vetro in frantumi di una finestra, da cui si vedono passare figure di uomini neri che camminano per la strada con spranghe e bastoni in mano. C’è poi una scena ripresa al seguito della polizia che, presa di spalle, in tenuta antisommossa sta ‘scortando’ gli africani, che sono davanti ai poliziotti. Questo tipo di inquadratura trasmette il messaggio che la polizia con i manganelli fa rientrare la ribellione e allontana forzatamente gli africani dal paese. Mentre in realtà in quel momento li stavano già scortando per tenerli al riparo dalla reazione violenta della popolazione locale. Una zoomata va a cogliere il dettaglio di una spranga di ferro tenuta da un africano mentre cammina. Si vede poi la scena che è stata mandata in apertura nella copertina del Tg: un’inquadratura a sipario fra due finanzieri con i caschi, di cui uno guarda verso un africano che colpisce un cassonetto con una pietra. Si vedono africani che urlano (ma non si sente cosa dicono) e altri immigrati che passano davanti ai poliziotti in assetto antisommossa e con dietro le spalle anche i mezzi blindati. Tutta la scena manda il messaggio della necessità di difendersi dal pericolo degli stranieri. È importante notare anche qui che sebbene nel servizio si parli di africani feriti e vittime di gravi aggressioni e sfruttamento, (“altri due extracomunitari sono stati colpiti alle gambe da fucili a pallini”; “ci sarebbero altri due immigrati feriti colpiti a sprangate”ci sono migranti sfruttati ) le immagini fanno vedere tutt’altro: stranieri minacciosi e pericolosi, contenuti dalle forze dell’ordine. L’incoerenza fra testo e immagine fornisce un’interpretazione fuorviante della vicenda, anche perché in video le immagini contano molto più delle parole.

Sulla guerra in corso e la contrapposizione fra due schieramenti bianchi/neri insiste la costruzione narrativa del secondo servizio. Le immagini hanno in sovraimpressione per tutto il tempo della messa in onda la scritta: la battaglia di Rosarno. Si vedono disordini, si sentono le sirene spiegate, si mostrano gli agenti in assetto in assetto antisommossa. Le interviste ad alcuni africani, di uno di loro si vede il braccio ferito, sono scene di massa: chi parla ha alle spalle tanti altri braccianti stranieri. Subito dopo si vede la folla dei rosarnesi, al buio, che spinge davanti al municipio. C’è dunque una chiara narrazione visiva tesa a mostrare i due schieramenti contrapposti. Il racconto usa la tematizzazione dello scontro bianchi-neri (I comitati dei cittadini di Rosarno da una parte, i migranti dall’altra).Nel complesso, queste immagini rendono la concitazione del momento e quindi sono ansiogene, proseguendo sulla stessa linea d’onda del primo pezzo da Rosarno. Si vede l’uomo al megafono tra la folla davanti al municipio. E poi viene mostrata la macchina bianca, bruciata e distrutta, rovesciata su tanti copertoni. Questa era la barricata anti-africani messa in piedi dai rosarnesi sulla strada, ma non viene spiegato. Si intervista la donna ferita, che ha un vistoso livido in faccia, e si chiude con la baraccopoli della Rognetta a distanza, un primo accenno ai ghetti, che saranno protagonisti dei due servizi successivi.
Anche in questo caso, le immagini reiterate sono relative all’ordine pubblico. Appena arriviamo a Rosarno incontriamo dei migranti, avanzano compatti, qualcuno raccoglie delle pietre – dice il giornalista nell’attacco del servizio- È appena passata la notte di guerriglia. Anche quando, a parole, nel corso del servizio si dice che gli africani sono sfruttati, li si vede solo maneggiare pietre e spranghe. Non si capiscono le ragioni della rivolta, che vengono solo accennate. Dopo aver dato grande spazio alle ragioni dei cittadini di Rosarno (allo Stato chiedono che i clandestini vengano espulsi) e sottolineato le violenze anche con l’intervista alla donna ferita, di cui si dice che “è viva per miracolo e racconta tutto il suo terrore”, il bilancio degli scontri è questo: “Sono sette gli extracomunitari arrestati, arrestato anche un abitante di Rosarno e tra i feriti 18 poliziotti, 14 migranti, che da anni in paese vivono qui in questa ex cartiera dismessa”. Dunque, non risultano rosarnesi tra i feriti.

 

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